L’era della Longevity

Per migliorare la professione di agente d'assicurazione

L’era della Longevity

Come l’assicurazione dovrebbe cambiare di fronte al nuovo tempo della vita

di Leonardo Alberti

Viviamo in una società che non assomiglia più a quella per cui sono state progettate le assicurazioni. Per decenni il modello si è basato su una curva prevedibile: si studia, si lavora, ci si pensiona. E nel frattempo si proteggono casa, auto, famiglia, reddito. Oggi quella curva è diventata molto più lunga, più frastagliata, più incerta. È l’effetto della longevity revolution: viviamo più a lungo, molto più a lungo, ma non sempre viviamo meglio e non sempre con un equilibrio finanziario, sanitario e relazionale adeguato.

Per le assicurazioni questo significa una cosa semplice: tutto ciò che era “normale” non è più garantito; le tavole di mortalità, i costi sanitari, l’età pensionabile, la dinamica dei risparmi, i rischi di non autosufficienza… ogni variabile si sta spostando in modo rapido, e ovviamente, quando cambiano i cicli della vita, devono cambiare anche i modelli assicurativi.

La longevity, infatti, non è soltanto “vivere più a lungo”, ma è vivere più a lungo con bisogni completamente nuovi.

C’è una generazione che lavorerà fino a 70 anni, che cambierà carriera più volte, che avrà una pensione pubblica meno generosa e che potrebbe vivere 20–30 anni da pensionata. Cambiano anche i costumi, probabilmente assisteremo ad una generazione che vive sola più spesso, che aiuta i genitori anziani quando è ancora nel pieno della propria vita produttiva e che ha un rapporto con la salute fatto di prevenzione, monitoraggi digitali, percorsi personalizzati.

Le assicurazioni devono entrare in questo spazio con una mentalità diversa: non più “coprire eventi”, ma accompagnare percorsi di vita; azzarderei a dire con anche servizi accessori che fanno parte di un concetto di benessere decisamente più ampio.

La salute, per esempio, non può essere ridotta a un rimborso di spese mediche: deve diventare un ecosistema fatto di prevenzione, check-up digitali, telemedicina, gestione dei dati biometrici, supporto psicologico, orientamento nella sanità privata. La non autosufficienza diventerà il nuovo epicentro della protezione: non riguarderà solo gli ultra-ottantenni, ma tutti coloro che vivranno molto più a lungo dei propri genitori e non avranno più famiglie “numerose” a sostenere il carico assistenziale.

In questo grande cambiamento anche il ramo vita andrà ripensato. Scordiamoci che prodotti progettati per un mondo in cui la pensione arrivava a 60 anni e la speranza di vita era di 75 non possono continuare a funzionare in un Paese che viaggia verso una media di 90 anni. Le assicurazioni devono immaginare rendite flessibili, strumenti che combinino protezione e investimento, soluzioni che sostengano l’ultimo miglio della vita con dignità, libertà e sicurezza economica.

Resta poi il nuovo tema delle pensioni che sicuramente se i governi non intervengono in maniera concreta potrebbero scaricare il problema sulla previdenza privata.

Ma la longevity non è solo rischio: è anche opportunità di innovazione. Il cliente “long life” chiede di essere visto come individuo ed ha bisogno di personalizzazione, di prodotti adattivi, di servizi digitali intelligenti che cambiano insieme a lui. È un cliente esigente, informato, attento alla prevenzione e al proprio stile di vita. Le compagnie che sapranno intercettare questa nuova domanda costruiranno un vantaggio competitivo enorme.

La vera domanda diventa quindi: cosa significa assicurare un mondo dove la vita dura cento anni? Significa creare un modello basato sull’invecchiare bene, non sull’“invecchiare e basta” passando da una logica di indennizzo a una logica di accompagnamento.

Un ruolo fondamentale quindi sarà riservato alle partnership con la sanità, con il welfare, con la tecnologia per la cura a distanza. In pratica, come dicevo prima le polizze dovranno trasformarsi in piattaforme di servizi quotidiani, non in contratti che daranno i loro benefici solo in caso di sinistro.

Il tema della longevity ci costringe a guardare avanti: non più prodotti pensati per la società di ieri, ma esperienze pensate per la vita di domani.

Ed è forse qui che l’assicurazione ritrova la sua missione più autentica: garantire continuità, protezione e speranza in un mondo in cui vivremo più a lungo che mai, ma avremo bisogno di qualcuno capace di accompagnarci lungo il nostro percorso di benessere, per un vivere più sano e senza problemi in caso di malattia.