Quando il silenzio comunica più delle parole
Il dito puntato di Sophie Cunnigham
di Leonardo Alberti
Ciò che mi colpisce di questa immagine non è il dito puntato. E nemmeno lo sguardo. È l’accoppiata perfetta tra i due.
Il dito, da solo, sarebbe un gesto qualunque. Lo sguardo, da solo, potrebbe essere interpretato in tanti modi. Insieme, invece, diventano un messaggio di una potenza straordinaria.
Non c’è una parola. Non c’è un urlo. Non c’è una protesta rivolta all’arbitro. C’è soltanto un dito che indica e uno sguardo che inchioda l’avversaria alle proprie responsabilità.
È quasi una comunicazione silenziosa che dice: “Ti sto vedendo. So perfettamente quello che hai fatto.”
Ed è proprio il silenzio a renderla ancora più incisiva. Perché le parole si possono contestare, uno sguardo no. Le parole finiscono, uno sguardo resta. Le parole si dimenticano, quella combinazione tra occhi e gesto continua a lavorare nella mente di chi la riceve.
Nelle mie aule dedico molto tempo a questo aspetto. La comunicazione non verbale non accompagna le parole: spesso le sostituisce. E quando sguardo e gesto sono perfettamente coerenti, l’effetto è devastante.
Lo sguardo dà intenzione al gesto. Il dito dà direzione allo sguardo. Separati valgono poco. Insieme costruiscono un messaggio che non lascia spazio a equivoci.
È un principio che ritroviamo continuamente anche nel mondo manageriale e commerciale. Pensiamo a un negoziatore che, senza interrompere l’interlocutore, mantiene il contatto visivo e accompagna una semplice indicazione con la mano. Oppure a un formatore che, mentre ascolta una risposta, guarda intensamente una persona e la indica appena. Non serve alzare la voce. Tutti capiscono immediatamente chi è il destinatario del messaggio.
La vera forza della comunicazione non verbale sta proprio qui: riuscire a dire moltissimo senza pronunciare una sola parola.
Questa fotografia ne è un esempio perfetto. In un silenzio assoluto, uno sguardo e un dito riescono a trasmettere molto più di una frase intera. Comunicano disapprovazione, sicurezza, controllo della situazione e, soprattutto, fanno arrivare all’avversaria un messaggio inequivocabile: “Il tuo comportamento non è passato inosservato.”
È la dimostrazione di quanto sostengo da anni nei miei corsi: le persone non ricordano solo quello che diciamo. Ricordano soprattutto quello che il nostro corpo è riuscito a comunicare nel silenzio.
