Correvano gli anni ’90: il Patto Winterthur
di Leonardo Alberti
Credo che fosse il 1997 o comunque intorno a quegli anni quando ci ritirammo per una settimana al castello di Carimate.
L’amministratore delegato del Gruppo Winterthur, Fabrizio Rindi, personaggio lungimirante del mondo assicurativo, diede incarico a Gian Battista Mazzucchelli ed alla sua squadra (di cui io assieme a Elvio Forza, Aldo Cosmi, Mauro Rocchi, Michele Cristiano, Marco Cardinaletti, Claudio Muraro e Gigi Matarazzo facevo parte) di procedere a trovare un accordo con il gruppo Agenti Winterthur (GAW) capitanato da Enrico Somaschini per scrivere un pezzo di storia delle relazioni fra gruppo agenti e compagnia.
Da quella settimana di lavori e confronti nacque “l’accordo di Carimate o Patto Winterthur”. Stiamo parlando di una epoca dove la compagnia doveva ridurre le provvigioni agli agenti e razionalizzare la propria rete per far sì che tutti gli intermediari che agivano sotto al marchio svizzero avessero la capacità di guadagnare ed investire nelle proprie realtà.
Un accordo ed una epoca in cui si dimostrò quanto fosse importante, nel rispetto dei reciproci ruoli, lavorare “insieme” agenti e compagnia per creare un grande gruppo assicurativo.
Il 26 settembre 2003 viene comunicata l’acquisizione da parte di Unipol del Gruppo Winterthur.

Il Patto Winterthur diventerà la base per le successive negoziazioni fra agenti e compagnia.
Oggi leggo dell’accordo fra AUA e Unipol per l’abrogazione del tacito rinnovo, accordo che suscita contestazioni anche all’interno del GAA (esiste un documento in tal senso di una delle delegazioni territoriali AUA – fonte agentsconsulting).
Il ricordo di quegli anni, la grande armonia fra compagnia e GAW, le capacità straordinarie di Enrico Somaschini e del suo gruppo dirigente hanno scritto una pagina importante delle relazioni sindacali di quell’epoca.
Oggi Enrico non c’è più, Winterthur non c’è più, ma restano i ricordi di quell’epoca dove si lavorava divertendosi e con grossa soddisfazione.
Oggi ci sono i social, ci sono le tensioni fra alcuni GAA e sindacato, ci sono post in cui ci si lamenta del fatto che degli agenti “parlano e scrivono” persone che non sono agenti, come se la libertà di pensiero ed espressione richiedessero una certificazione (bollino di qualità).
Siamo a 22 anni dall’ultimo ANA…le assicurazioni sono cambiate, i ricordi restano, ma oggi forse è giunto il momento di muoversi per un cambiamento vero.
Credo che sia impensabile ritornare ad una rapportualità come quella di quegli anni e credo che l’agente di assicurazione, il suo ruolo nel processo industriale debba cambiare ed anche rapidamente. Forse di questo dovrebbero occuparsi gruppi agenti e associazioni sindacali.
